Dal n. 9 di Collegamenti per l’organizzazione diretta di classe riportiamo questo articolo di Ezio Boero

festeggiamenti per il 500° negozio Starbucks sindacalizzato
Due immagini di una lotta sindacale sono ormai considerabili una pietra miliare della lunga e tortuosa strada del movimento sindacale statunitense: nella prima, ragazze e ragazzi festeggiano la loro vittoria di fronte ad una caffetteria; nella seconda, la delegazione di trattativa, ripresa dall’alto: una cinquantina di giovani votati dai loro colleghi per seguire la stipulazione del primo contratto collettivo in Starbucks.
Il Sindacato Starbucks Workers United (d’ora in poi SBWU) nasce nel 2021, è affiliato al Sindacato più grande Service Employees International Union (SEIU) ed è costituito per la maggior parte da giovani, molti/e ad alta scolarità, pagati con salari di poco superiori a quello minimo (che varia da Stato a Stato degli USA e per questo è oggetto dal 2012 di una campagna nazionale per aumentarlo almeno a 15 dollari in tutta la Nazione).
La multinazionale Starbucks ha 350.000 dipendenti (quasi quanti sono gli abitanti dell’Islanda) e 36.000 negozi in 83 Stati del mondo. Un posto di favola, secondo l’amministratore delegato, Howard Schultz, finché qualche suo dipendente (che lui chiama inopinatamente partner) s’è messo in testa di organizzare il Sindacato in una caffetteria per contestare le basse retribuzioni e gli alti carichi di lavoro, non accontentandosi delle regalie aziendali. Continued…
La Serbia sta vivendo attualmente il più grande movimento sociale della sua storia recente, o almeno dalla caduta di Milosevic nell’ottobre 2000. È iniziato in modo quasi aneddotico, in reazione al crollo, il 1° novembre, della tettoia esterna della stazione ferroviaria di Novi Sad, la principale città del sud del Paese, che ha causato la morte di quindici persone. Questo disastro è stato subito percepito dalla popolazione locale come un simbolo della corruzione generalizzata delle autorità serbe, poiché la stazione, situata sulla linea ad alta velocità che dovrà collegare Belgrado a Budapest, era stata appena rifatta dalla società cinese che sta costruendo la linea, e quindi c’erano state delle malversazioni nell’appalto. Gli abitanti si sono subito mobilitati per denunciare la corruzione. Dopo le prime manifestazioni a Novi Sad nel mese di novembre, il movimento si è esteso ad alcune università e scuole superiori di Belgrado nelle settimane successive. Le violenze commesse da individui anonimi, senza dubbio sbirri del governo, hanno radicalizzato il movimento, spingendo altri studenti a muoversi, e dall’inizio di dicembre decine di facoltà e istituti superiori erano occupati – oggi sono circa una sessantina.
1) Gli Stati Uniti stanno vivendo una grande
Stavamo già impaginando questo numero di “Collegamenti”
Tanto per cominciare la richiesta alle nazioni europee di aumento delle spese militari in ambito NATO era già stata fatta ai tempi della prima presidenza Trump, anzi ancora prima nel 2014 quando presidente era Obama. In tempi più recenti gli Stati Uniti, con la presidenza Biden, hanno approfittato dello scoppio della guerra in Ucraina per scaricare sugli “alleati” europei non solo i costi della guerra ma anche quelli delle forniture energetiche. Basta solo ricordare il sabotaggio del gasdotto Nord Stream, che trasportava il gas proveniente dalla Russia alla Germania, costringendo le nazioni europee a importare lo shale gas prodotto, soprattutto negli USA, con la tecnica del fracking che ha costi di produzione più elevati rispetto ai concorrenti , oltre a provocare enormi danni ambientali. Inoltre lo shale gas viene commercializzato in forma liquida, il che comporta ulteriori costi e problemi di logistica rispetto ai gasdotti e richiede la costruzione di rigassificatori. Conseguenza immediata di questo aumento dei costi energetici è stata la crisi del settore dell’automotive: in Germania la Volkswagen ha annunciato la chiusura di tre stabilimenti e una riduzione della capacità produttiva di oltre 700mila veicoli che comporterà il licenziamento di 35mila operai. In Italia Stellantis minaccia il licenziamento di 250 lavoratori alla Mirafiori di Torino invocando naturalmente nuovi ammortizzatori sociali da parte dello stato.


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