E’ stato il tormentone dell’estate. Dopo il clamore mediatico questo articolo di Annibale Romeo da “Collegamenti per l’organizzazione diretta di classe” n. 7 (autunno 2024) ci permette di fre il punto sul livello culturale di taluni esponenti politici
La pretesa egemonia culturale della sinistra in Italia è una costante ossessione della destra più o meno radicale che da oltre 30 anni appare inconsapevole della scomparsa dal panorama politico del partito “comunista” più grande dell’Europa occidentale. La cosa che più tormenta gli elementi rampanti fra la schiera dei chierici della “destra di governo”, è un senso di inadeguatezza alla quale qualcuno ha cercato di rabberciare un rimedio facendo appello alle risorse del più intemerato volontarismo. Il mito quasi impossibile da raggiungere, almeno per i meno sprovveduti in termini di conoscenze storiche, è quello del Pci togliattiano che fu capace di attrarre “irresistibilmente” tutti i “migliori cervelli” della Nazione. In un certo senso si può dire che in questo modo i destri aspiranti egemoni culturali siano alla ricerca della parodia di una parodia di “egemonia culturale”, intrecciata di sciovinismo patrio già nella sua forma originale.
Non si può dire che nella destra siano del tutto assenti persone colte e dotate anche di una certa intelligenza politica. Evocando quest’ultima vaga categoria, la mente non può non andare a posarsi sulla premier Meloni, la quale tutto appare fuorché un’intellettuale. Eppure ella riesce ad arrivare laddove fior di intellettuali non saprebbero neanche da dove cominciare. Continued…

Ci sono donne e uomini che appaiono fuori dalla storia, nonostante che le loro scelte e la loro stessa vita siano state radicalmente dentro e contro l’ineluttabilità della storia. Sovente il loro essere senza-storia coincide con l’essere stati degli o delle “irregolari”. Una di queste ombre ha nome Giovanni Corvi
Questo progressivo arretramento della classe lavoratrice nel suo complesso porta con sé conseguenze politiche rilevanti e vistose. I lavoratori non sanno più riconoscersi nei partiti della sinistra istituzionale, la quale ha perduto da tempo ogni velleità “riformista” per caratterizzarsi come area liberale dello schieramento politico borghese.
L’Intelligenza artificiale (Ai) è un tema oggi talmente di moda che persino il papa ha ritenuto indispensabile dire la sua sull’argomento. Un utile strumento per orientarsi in questo profluvio di notizie, in genere sensazionalistiche e spesso fuorvianti, è fornito dal libro recentemente pubblicato di Stefano Borroni Barale, “L’intelligenza inesistente. Un approccio conviviale all’intelligenza artificale”, Altreconomia, 2023. Un agile saggio divulgativo alla portata anche del lettore meno esperto.
Alla fine di giugno il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha festeggiato la nascita della Fondazione della Scuola, un ente finanziato da privati quali Leonardo s.p.a., una delle aziende leader mondiali per la produzione di armi, UniCredit, Banco BPM, Enel Italia S.p.A, e Autostrade per l’Italia, che nei prossimi 5 anni dovrà reperire 50 milioni di euro da destinare al finanziamento della scuola ormai sempre meno statale.
Tech Workers Coalition è un’organizzazione che si rivolge a lavoratori e lavoratrici che operano nel settore delle tecnologie digitali (intesi in senso lato: programmatrici, rider, magazzinieri, ingegneri, sistemiste, grafici, copywriter, personale di servizio e di cucina), nata a San Francisco nel 2014 a seguito di uno sciopero congiunto di programmatori e personale di servizio per far assumere il personale della mensa di Google a tempo indeterminato, ha in seguito aperto sedi in vari Paesi tra cui l’Italia.
Dopo anni di stagnazione dei salari, aumento dei ritmi e delle differenze contrattuali per i neoassunti e diminuzione della sicurezza del e sul lavoro, un “nuovo inizio” del movimento dei lavoratori statunitense è collocabile nell’anno 2021, durante il quale sono avvenuti due fatti collegati tra loro: la pandemia Covid e il Grande abbandono del lavoro (
La ripresa post-Covid e la guerra in Ucraina (febbraio 2022) hanno causato una generale impennata dei prezzi e una ripresa dell’inflazione, che nei 7 anni precedenti erano state drasticamente contenute. La reazione delle banche centrali è stata quella del rialzo dei tassi, come se l’inflazione fosse dipesa da una esplosione salariale connessa ad un risveglio del conflitto industriale. Invece si trattava e si tratta di un incremento dei prezzi dovuto principalmente alle strozzature dell’offerta di materie prime e semilavorati, dell’embargo energetico autoinflitto all’Europa con le sanzioni alla Russia e, soprattutto, di inflazione da profitti (che secondo studi autorevoli, inclusi quelli di Bankitalia, ha inciso per il 70% sull’ammontare complessivo dei rincari).
In ogni caso la parabola dell’inflazione sta calando e sembra in procinto di tornare a livelli più normali, convergendo, seppure gradualmente, verso gli obiettivi delle autorità monetarie (per la Bce, il 2% l’anno). In vista dell’obbiettivo, considerati anche i segnali di rallentamento piuttosto consistenti provenienti dall’”economia reale”, Fed, Bce e Bank of England sembrano orientate ad abbassare i tassi d’interesse, sia in quel che resta del 2024, sia nel 2025. Solo la Bank of Japan sta alzando i tassi, ma parte da livelli quasi a zero e punta solo a rafforzare la propria valuta, anche in funzione anti-speculativa (si pensi all’uso di indebitarsi in yen, per investire in attività più redditizie, e poi rientrare dalle posizioni non appena la moneta torna a rafforzarsi). Giochino che ha portato alla precipitosa chiusura delle posizioni a inizio agosto, con un crollo azionario giornaliero del 10%, subito recuperato nelle sedute successive.

Commenti recenti