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In ricordo di Maurizio Montecchi (A partire da una registrazione fatta nel settembre 2018)

Il 4 maggio 2026 se ne è andato Maurizio Montecchi, una lunga vita militante che a più riprese ha intersecato la storia redazionale di “Collegamenti”. Riportiamo qui un ricordo di Gato Soriano a partire da una intervista realizzata nel 2018

Maurizio è nato da genitori emiliani il 22 settembre 1953 a Lecco. Ha vissuto praticamente tutta la vita a Reggio Emilia.

Comincia a frequentare gli ambienti libertari nel 68-69, a 14-15 anni, fin dalle scuole medie. Giovanissimo si ritrova con altri coetanei in uno dei primi gruppi libertari, legge i classici dell’anarchismo, e sfugge per caso ad una retata in cui i suoi compagni vengono arrestati (uno di loro aveva tirato con una scacciacani sulla finestra di un onorevole locale).

Fin da allora ha dei problemi di salute con un’ulcera che non gli darà tregua durante tutta la vita.

Il suo gruppo si investe nella ricostruzione delle Federazione emiliano-romagnola, nella FAI, dove Maurizio conosce vecchi compagni come Fantazzini, Barbani, Failla, Marzocchi.

Il 12 dicembre 1969 è un momento di smarrimento anche per loro. Il gruppo si ritrova su posizioni movimentiste alla Cohn-Bendit, poi vicine a quelle del CPM milanese di cui faceva parte Fabrizio Pelli. Viene riattivato un gruppo USI, che distribuisce volantini sulle fabbriche locali, con pochi risultati.

Il gruppo è composto soprattutto da liceali, trova una sede, un ciclostile, e si investe nella distribuzione della stampa anarchica e nella controinformazione sulla strage di Stato, è presente nelle manifestazioni, con difficili relazioni con le organizzazioni sindacali tradizionali in un contesto di larga egemonia del PCI (che conta a Reggio fino a 60.000 iscritti). Essendo figli di partigiani non vengono trattati da provocatori, come spesso accadeva altrove, ma restano marginali. Con gli anni il gruppo si squaglia a causa della partenza di molti verso le sedi universitarie.

Intorno al 70-71 il gruppo rinasce con un afflusso di giovani proletari e rapidamente sorgono divisioni tra un’ala umanista ed una classista, in un contesto dominato da una FGCI vicina al Manifesto, con un’area libertaria minoritaria che toccava circa 200 persone.

A Bologna il gruppo coordinato da Franco Piro si ritrova in Potere Operaio. Nel 71 si forma un coordinamento con alcuni cattolici del dissenso e quelli del CPM che avevano rifiutato la lotta armata.

Nel 73 il gruppo anarco-comunista si avvicina ad altri gruppi neo-piattaformisti, su iniziativa dei liguri, partecipano al convegno del CNLA, pensano di uscire dalla FAI, vengono stretti legami col gruppo di Napoli e di Bari. Nasce un’organizzazione più coesa ma che non ha progetto politico. Vengono espulsi dalla FAI, e nell’area che si forma si ritrovano molti gruppi, ma anche molto effimeri. I reggiani si ritrovano nel “nucleo operativo” che produce ciclostilati per il dibattito interno in 300 copie. I gruppi sono composti soprattutto da studenti. Maurizio ha 20 anni nel 73.

Il suo gruppo è piuttosto eclettico, legge Korsch, si interessa all’IS, si impegnano nel sostegno a Giovanni Marini, al momento del processo.

Dopo il 1973 (e fino al 1975) entrano in contatto con il gruppo milanese del CCRAP.

In questo periodo comincia a Reggio l’emorragia dei militanti che partono per raggiungere i gruppi armati, viene ucciso Alceste Campanile (compagno di scuola di Maurizio), si chiudono i rapporti con i Volsci romani e Maurizio di trova interessato a partecipare alla nuova rivista che sta per partire. Contemporaneamente il suo gruppo comincia a sfilacciarsi.

Nel 1976 Maurizio si iscrive a Filosofia a Bologna par evitare il militare, non sta bene in salute, lascia Reggio, ma mantiene i contatti, comincia a fare attività a Bologna. Nel 77 entra nel collettivo di Lettere, si impegna nel movimento del 77, frequenta Giovanna Fadda ed i piattaformisti bolognesi.

Ricorda una vita un po’ dura da pendolare. Nel 77 una cosa importante in facoltà è la lotta contro la selezione. Il clima politico viene segnato dalla di morte di Francesco Lorusso, ma anche da scontri con la polizia ed espropri di negozi.

Comincia in quel periodo a lavorare alla pescheria di suo padre.

In Collegamenti ritrova molti compagni che venivano da un filone anarchico ed alcuni in particolare dall’area archinovista. Famoso nella redazione perché non scrive nessun articolo, preso com’è dall’attività militante, dal lavoro nella pescheria del padre, dalla vita di studente pendolare e dalla quantità di esami (e tesi) rapidamente completati.

Lo ritroviamo tra i fondatori della cooperativa che gestisce la rivista a partire dalla terza serie dopo la metà degli anni 80.

Le difficoltà si accumulano negli anni 80, con un collettivo stretto tra la repressione che criminalizza ogni attività politica non ufficiale ed il pericolo di essere infiltrati da militanti dei gruppi armati, che poi spesso diventano pentiti e vendono chi li ha aiutati.

Negli anni 80 la malattia del padre lo porta ad assumere sempre di più il lavoro nella pescheria.

Collegamenti era per lui un laboratorio aperto, con una capacità di verificare le proprie ipotesi di lettura, incontrando persone che erano alla punta delle riflessioni sul periodo che si attraversava.

Negli anni 90 si allontana dalle posizioni movimentiste e ritorna in un girone sindacale più tradizionale. I nostri rapporti si diradano fortemente, ma non si interrompono, e sono occasione per scambi e discussioni che ci vedono a volte lontani. Il covid accentua la lontananza e rende più aleatori i contatti fino a perdersi di vista.

Maurizio è morto a Reggio Emilia il 4 maggio 2026, all’età di72 anni.

 

 

Posted in compagni, La rivista.

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