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Per ricordare Visconte Grisi

Riportiamo un ricordo di Gato Soriano, basato su di una intervista realizzata anni fa con Visconte 

Visconte è nato a Cutro, in Calabria, vicino Crotone, il 2 aprile 1944, da una famiglia di medici e lui ha fatto il medico “più per devozione familiare che per scelta personale”. Sua madre era casalinga.

A 10 anni il padre lo mette in collegio dai salesiani, a Frascati, dove ha un’educazione religiosa, e ci rimane 8 anni, frequentando le scuole medie ed il liceo.

Studiando la filosofia comincia a mettere in discussione la religione e ne prende definitivamente le distanze quando va a Roma, nel 1962, a studiare medicina. Il ’68 lo trova all’ultimo anno della facoltà.

Fino ad allora non si è occupato di politica, pur essendo vagamente di sinistra.

Durante le prime occupazioni nel 1966, al momento della morte di Paolo Rossi, rimane all’esterno ma lo spettacolo delle violenze dei neofacisti gli ripugna e alimenta la sua simpatia per gli antifascisti.

Medicina – o per essere più precisi un’aula di una facoltà molto sparpagliata sul territorio – viene occupata contro la legge Mariotti, che allungava di un anno la durata degli studi. Continued…

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In ricordo di Maurizio Montecchi

Il 4 maggio 2026 se ne è andato Maurizio Montecchi, una lunga vita militante che a più riprese ha intersecato la storia redazionale di “Collegamenti”. Riportiamo qui un ricordo di Gato Soriano a partire da una intervista realizzata nel 2018

Maurizio è nato da genitori emiliani il 22 settembre 1953 a Lecco. Ha vissuto praticamente tutta la vita a Reggio Emilia.

Comincia a frequentare gli ambienti libertari nel 68-69, a 14-15 anni, fin dalle scuole medie. Giovanissimo si ritrova con altri coetanei in uno dei primi gruppi libertari, legge i classici dell’anarchismo, e sfugge per caso ad una retata in cui i suoi compagni vengono arrestati (uno di loro aveva tirato con una scacciacani sulla finestra di un onorevole locale).

Fin da allora ha dei problemi di salute con un’ulcera che non gli darà tregua durante tutta la vita.

Il suo gruppo si investe nella ricostruzione delle Federazione emiliano-romagnola, nella FAI, dove Maurizio conosce vecchi compagni come Fantazzini, Barbani, Failla, Marzocchi.

Il 12 dicembre 1969 è un momento di smarrimento anche per loro. Il gruppo si ritrova su posizioni movimentiste alla Cohn-Bendit, poi vicine a quelle del CPM milanese di cui faceva parte Fabrizio Pelli. Viene riattivato un gruppo USI, che distribuisce volantini sulle fabbriche locali, con pochi risultati.

Il gruppo è composto soprattutto da liceali, trova una sede, un ciclostile, e si investe nella distribuzione della stampa anarchica e nella controinformazione sulla strage di Stato, è presente nelle manifestazioni, con difficili relazioni con le organizzazioni sindacali tradizionali in un contesto di larga egemonia del PCI (che conta a Reggio fino a 60.000 iscritti). Essendo figli di partigiani non vengono trattati da provocatori, come spesso accadeva altrove, ma restano marginali. Con gli anni il gruppo si squaglia a causa della partenza di molti verso le sedi universitarie. Continued…

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Visconte Grisi

Un’altra notizia tristissima. A breve distanza dalla morte di Maurizio Montecchi ci ha lasciato anche Visconte Grisi, una colonna del nostro lavoro redazionale.

In attesa di pubblicare un contributo più ampio su di lui riportiamo un breve ricordo di Cosimo Scarinzi.

Visconte Grisi (a destra) con Cosimo e Mara

E’ morto Visconte Grisi, un compagno con cui ho condiviso la decennale
vicenda di “Collegamenti per l’organizzazione diretta di classe” e
molte altre attività e iniziative e nello tesso tempo un amico, una
persona di cui apprezzavo la preparazione, il rigore, la gentilezza.
Ci siamo conosciuti intorno alla fine del maggio rampante italiano, veniva
da una tradizione politica radicalmente diversa da quella che mi
caratterizzava pure la curiosità intellettuale e la disponibilità al
confronto che lo caratterizzavano e, spero, mi caratterizzino favorirono da
subito una collaborazione almeno per me importante.
Aveva, in particolare, un robusto interesse per la critica dell’economia
politica che lo portò a riprendere il percorso teorico di Paul Mattick ma
anche una volontà di conoscere le forme di lotta e di organizzazione delle
lavoratrici e dei lavoratori, il quadro internazionale e, visto che era un
medico, il quadro della sanità dal punto di vista sia scientifico che
sociale.
È per me, e non solo per me, una perdita importante come lo è stata la
morte, pochi giorni addietro, di Maurizio Montecchi.

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Scaricabile in pdf il n. 10 di “Collegamenti”

Finalmente scaricabile da qui, in pdf, il n. 10 di “Collegamenti per l’organizzazione diretta di classe” (inverno 2026)

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Sommario del n 10 di “Collegamenti”

Ecco il sommario del n. 10 (inverno 2026) di “Collegamenti per l’organizzazione diretta di classe”

 

SCENARI

Autunno 2025: una mobilitazione dalla natura complessa. Alcune riflessioni nel merito. Cosimo Scarinzi

“La fanteria vince le battaglie, la logistica vince le guerre”. L’esperienza di Ferrovieri contro la guerra fcg

Il fascismo, veramente ? G. Soriano

L’intelligenza artificiale sta per rubarci il lavoro? Stefano Borroni Barale

INTERNAZIONALE

Una LEVAtaccia per la gioventù tedesca (ed europea)       A.

Le donne al centro della storia delle lotte sindacali negli Stati Uniti Ezio Boero

STORIA E MEMORIA

Fausto Amodei: il primo cantore. Parte 1: dagli esordi ai morti di Reggio Emilia Alessio Lega

Autonomia di classe e organizzazione rivoluzionaria. Riflessioni sull’operaismo italiano degli anni Settanta Marco Scavino

Peppe Tassone ci ha lasciati red.

RECENSIONI

Le differenze di razza nascondono la differenza di classe Visconte Grisi

Abolire la polizia Mauro De Agostini

Per ricevere una copia (cartacea o pdf) scrivere a collegamentiwobbly@gmail.com

 

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ABOLIRE LA POLIZIA

La polizia, a parte difendere le classi dirigenti, svolge qualche funzione che possa essere considerata utile alla società ? Un interessante opuscolo realizzato dai movimenti USA ci permette di sviluppare l’argomento, particolarmente attuale in questa fase in cui la spirale repressiva si stringe sempre più con Decreti “Sicurezza” che si susseguono e disegni di legge volti a reprimere il movimento di protesta contro il genocidio palestinese

Da “Collegamenti per l’organizzazione di classe” n. 10 in fase di stampa riprendiamo questa recensione di Mauro De Agostini.

ABOLIRE LA POLIZIA, corso base. Messaggi per affrontare i dubbi, una fanzine collaborativa. V.o. POLICE ABOLITION 101 Messages when facing doubts, a collaborative zine. 4

questo opuscolo (48 p.) è gratuitamente scaricabile pronto per la stampa nella traduzione italiana di Antea Zamboni (1) oppure può essere reperito in libreria Police abolition. Corso di base sull’abolizione della polizia” a cura di Italo di Sabato, Momo, 2024 p.85 euro 13. A giudizio di chi scrive l’edizione in volume (che pure ha sicuramente l’indubbio merito di aver fatto conoscere a un pubblico più vasto questo testo) non aggiunge moltissimo all’opucolo base, tanto più che la versione a stampa non contiene una serie di aggiornamenti e attualizzazioni alla situazione italiana presenti nell’edizione online.

La parola d’ordine “defund the police “ (definanziare la polizia) è nata negli USA nel 2013 con il movimento “black lives matter “ e si contrappone al continuo aumento di risorse e potere delle forze dell’ordine negli USA. Il testo che prendiamo in esame è del 2021, precedente quindi all’attuale involuzione trumpiana che sta nettamente peggiorando la situazione dal punto di vista delle politiche repressive e della gestione dell’ordine pubblico.

L’opuscolo è frutto delle dinamiche dei movimenti USA e quindi l’analisi viene sviluppata essenzialmente dal punto di vista dell’oppressione su categorie marginalizzate, razzializzate e Lgbtq+ mentre la critica di classe e l’analisi del ruolo dello Stato come strumento di dominio appare abbastanza marginale e questo è un limite di non poco conto per chi legge “Collegamenti” Continued…

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Autonomia di classe e organizzazione rivoluzionaria. Riflessioni sull’operaismo italiano degli anni Settanta

Da “Collegamenti per l’organizzazione diretta di classe” (n. 10 inverno 2026) riportiamo questo articolo di Marco Scavino, preceduto da una breve introduzione di Cosimo Scarinzi

(CS) L’articolo di Marco Scavino è una utile ricostruzione delle vicende della complessa corrente che va sotto il nome di operaismo italiano.

Ad una più completa compressione di quell’esperienza sarebbe utile tener conto dell’esistenza di un operaismo di segno libertario.

Vale la pena, a questo proposito, di leggere Francesco Schirone (a cura di), L’Utopia concreta. Azione libertaria e Proletari autonomi. Milano 1969-1973, Volume I, Zero in Condotta, Milano 2023 una raccolta di testi e documenti della componente libertaria dell’area dell’autonomia in particolare, ma non solo, milanese.

È importante tener conto del fatto che la stessa storia dell’operaismo non può prescindere da alcuni riferimenti alla sinistra antiburocratica ed eretica sviluppatasi all’estero e, in particolare, in Francia.

Segnaliamo, fra le altre, due importanti pubblicazioni.

Socialisme ou barbarie” (1949 – 1967) viene fondata da militanti di formazione trotskista ai quali se ne aggiungeranno nel tempo altri di formazione bordighista. Sviluppa una critica radicale dell’Unione Sovietica e dei paesi socialisti giudicati società caratterizzate dal capitalismo di stato e delle burocrazie del movimento operaio riprendendo temi che caratterizzano la corrente comunista dei consigli sviluppatasi in particolare in Germania negli anni ’20 del ‘900

Informations et correspondances ouvrières” (dal 1958 al 1960 Informations et liaisons ouvrières) esce dal 1960 al 1973. Nasce da una scissione di “Socialisme ou Barbarie “su posizioni consiliari. Grazie alle relazioni internazionali che la caratterizzano e, soprattutto, grazie allo sviluppo di un ciclo di lotte autonome delle lavoratrici e dei lavoratori è espressione di una sinistra anticapitalista ed antiburocratica radicale. Continued…

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LE DIFFERENZE DI RAZZA NASCONDONO LA DIFFERENZA DI CLASSE

Da “Collegamenti per l’organizzazione diretta di classe” (n. 10 inverno 2026) riportiamo questa recensione di Visconte Grisi

 

ROSSO BANLIEUE: Etnografie della nuova composizione di classe nelle periferie francesi di Atanasio Bugliari Goggia, Ombre corte, 2022, euro 29,00

L’autore ha trascorso due anni nelle banlieues parigine integrandosi profondamente nella vita quotidiana dei banlieusard e nei collettivi politici. In questo modo vorrebbe mettere in luce l’importanza dell’inchiesta militante in questa fase in cui una nuova generazione entra sulla scena politica, anche in Italia, come testimoniano gli ultimi fatti dall’uccisione di Ramy in poi. Il libro dà ampio spazio alle testimonianze dirette degli abitanti delle banlieues e ai militanti dei collettivi sottolineando così l’importanza della storia orale per la piena comprensione della realtà.

Una realtà che è fatta di rivolte (émeute) contro la condizione miserabile della vita in banlieue, contro il lavoro precario, contro il controllo poliziesco. Una rivolta che viene definita dalle istituzioni come violenza urbana o opera di “casseurs des ghettos” ma che nasconde in realtà una violenta discriminazione di classe. Si tratta in definitiva di giovani, spesso giovanissimi, per lo più di origine immigrata, di seconda o terza generazione, sebbene in gran parte nati in Francia e quindi cittadini francesi, appartenenti a una specifica classe sociale sulla quale si sono testate le nuove forme di lavoro precarie e flessibili in entrata e uscita, segnate dall’incremento dei ritmi produttivi e dall’abbassamento delle tutele. In definitiva lavoro, territorio e povertà sono gli elementi che concorrono alla nascita di una classe sociale all’interno della banlieue parigina che è all’origine delle rivolte. Continued…

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Peppe Tassone ci lasciati

Il 20 novembre 2025, dopo una lunga malattia, è morto Peppe Tassone. Aveva 75 anni.

Peppe Tassone (fonte: Umanità Nova)

Aveva fondato e fatto parte del gruppo Kronstadt di Napoli. Nel 1973 il suo gruppo era uscito dalla Fai sulla base della piattaforma di Archinov, ma a differenza della maggioranza di questi gruppi, non si era tanto interessato alle forme che avrebbe dovuto prendere l’organizzazione degli anarchici ma piuttosto al loro radicamento sociale.

Questo approccio aveva avvicinato il Kronstadt a quei gruppi ed individui che si erano prima legati al CCRAP milanese ed in seguito avevano dato vita alla rivista Collegamenti per l’organizzazione diretta di classe.

Insieme a Peppe partecipava regolarmente anche Vittorio De Asmundis. Tanto ricco di humour napoletano il primo, quanto fermo sui principi e poco incline allo scherzo il secondo.

Ambedue detestavano il folclore legato all’immagine della “napoletanità” veicolato dai media nazionali ed assunto in modo rovesciato, negli anni ’70, dai gruppi di estrema sinistra e più particolarmente Lotta Continua. Continued…

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FAUSTO AMODEI: IL PRIMO CANTORE. Parte 1: dagli esordi ai morti di Reggio Emilia.

Da “Collegamenti per l’organizzazione diretta di classe” n. 10 (inverno 2026) riproponiamo questo bell’articolo di Alessio Lega che ripercorre le prime fasi della vita artistica e militante di Fausto Amodei, recentemente scomparso. Una personalità complessa e umanissima le cui canzoni (come ricorda Alessio) “non sono mai state alla moda, dunque sempre state nuove, sempre interessanti” e molto possono insegnarci.

A metà dello scorso settembre moriva all’improvviso – mentre accompagnava la moglie Gabriella ad una visita medica – Fausto Amodei. Qualche acciacco inevitabile, dati i suoi 91 anni d’età, aveva incrinato solo negli ultimi mesi il suo leggendario buonumore, una sorta di vitalità data da una mente lucidissima, fervida, fertile. Ogni volta che gli si chiedeva “come stai?”, ti rispondeva con fin troppa immediatezza “bene!”, come a voler tagliare corto sui convenevoli e passare subito al punto… e poi forse era anche una scorciatoia dovuta all’understatement piemontese, per nascondere le malinconie che pure nelle sue rigorose canzoni s’intravede qui e lì.

Le domeniche che piove
guardi i vetri che si bagnano
e la goccia che si muove

e le gocce che ristagnano.
Qualcosa da aspettare 1959

Se mai c’è stato un emblema anche visivo di una certa torinesità, questi è proprio Fausto Amodei, con la sua inconfondibile silhouette, cristallizzatasi con l’età matura. Lo sguardo chiaro penetrante cilestrino ed a tratti un po’ perso nelle nuvole, quella barbetta senza baffi che lo rendeva un po’ conte di Cavour e un po’ folletto dei boschi, la gentilezza antica con la quale ha ricevuto – generazione dopo generazione – gli appassionati, gli studiosi, i coristi ed i cantanti che, per i più diversi motivi, finivano per confrontarsi con le sue opere. Le canzoni di Amodei non sono mai state alla moda, dunque sempre state nuove, sempre interessanti. A questi mai troppi e mai finiti ammiratori ed allievi – che oramai vanno dagli 80 ai 20 anni – Fausto ha sempre aperto la porta e con loro si è intrattenuto su temi musicali e politici. Chiarissima però era anche la barriera di vetro che metteva, che molto difficilmente e solo con una consuetudine di anni poteva essere superata. Non è un segreto per nessuno che l’ambiente della sinistra italiana – rivoluzionaria o riformista che sia – e quello della musica – di ricerca o di consumo – sia un luogo continuamente percorso da scissioni, litigi, rappacificamenti, veti incrociati e pettegolezzi dei più vari. Fausto che ha frequentato per una vita entrambi, in prima fila per valore ma defilato per indole, non si è mai (MAI) abbandonato ad una confidenza aggressiva nei confronti di qualcuno: interpellato da un ricercatore pettegolo come me sui motivi profondi di quel dato dissidio, sui contrasti interni a Cantacronache, sulla rottura che aveva contrapposto Liberovici a Leydi dopo un solo numero della rivista Nuovo Canzoniere Italiano, sulla polemica che alla fine degli anni Ottanta aveva lui stesso avuto con Ivan Della Mea, ecc. le risposte di Fausto erano sempre evasive (“non ricordo assolutamente nulla”) o al massimo confermative (“sì, mi pare che avessero bisticciato” e sottolineo la scelta del verbo “bisticciare”). Continued…

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