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Per ricordare Visconte Grisi

Riportiamo un ricordo di Gato Soriano, basato su di una intervista realizzata anni fa con Visconte 

Visconte è nato a Cutro, in Calabria, vicino Crotone, il 2 aprile 1944, da una famiglia di medici e lui ha fatto il medico “più per devozione familiare che per scelta personale”. Sua madre era casalinga.

A 10 anni il padre lo mette in collegio dai salesiani, a Frascati, dove ha un’educazione religiosa, e ci rimane 8 anni, frequentando le scuole medie ed il liceo.

Studiando la filosofia comincia a mettere in discussione la religione e ne prende definitivamente le distanze quando va a Roma, nel 1962, a studiare medicina. Il ’68 lo trova all’ultimo anno della facoltà.

Fino ad allora non si è occupato di politica, pur essendo vagamente di sinistra.

Durante le prime occupazioni nel 1966, al momento della morte di Paolo Rossi, rimane all’esterno ma lo spettacolo delle violenze dei neofacisti gli ripugna e alimenta la sua simpatia per gli antifascisti.

Medicina – o per essere più precisi un’aula di una facoltà molto sparpagliata sul territorio – viene occupata contro la legge Mariotti, che allungava di un anno la durata degli studi.

Si sposta alla facoltà di Lettere, che era il centro delle occupazioni, dove incrocia i leaders delle occupazioni (Scalzone, Franco Russo, Raoul Mordenti), o giovani del PCI come Petruccioli, ma non ha molto a che fare con loro. Viene soprattutto in contatto con Luca Meldolesi, più anziano di Visconte, che era giovane assistente alla facoltà di Economia e commercio ed aveva creato un gruppo maoista, più aperto del tradizionalista PCdI, l’UCI, dove conosce vari compagni che si trovano nella sua stessa situazione – usciti da famiglie benestanti, in conflitto con loro, abbandonando gli studi per la politica – fin dalla primavera del ’68.

Nell’estate del 68 torna a Crotone, dove vanno anche molti del movimento romano, ed in particolare Aldo Brandirali, che veniva dal gruppo trozkista “Falce e Martello”, ed insieme vanno nelle campagne del Crotonese per fare propaganda tra i contadini, i quali pur essendo del PCI li accolgono con simpatia e bevono volentieri un bicchiere con loro. Incontra in particolare Rosario Migale, contadino del PCdI-Linea rossa, che aveva condotto le lotte contadine (con incendio del municipio) a Cutro. Entrano in contatto con l’avvocato Enzo Lo Giudice, fino ad allora nel PSIUP, anche lui capopolo delle lotte contadine, e a quel punto Brandirali era convinto che il partito fosse pronto (“abbiamo gli operai a Milano, gli studenti a Roma ed i contadini in Calabria”): così nacque l’Unione dei Comunisti Italiani (UCI-m-l) ed il primo numero di “Servire il Popolo “uscì a novembre del ’68.

Visconte si trova ad essere promosso dirigente del partito, prima come membro del comitato regionale del Lazio e poi, per levarselo di torno, lo mandano alla direzione nazionale delle università.

Il 12 dicembre ’69 si produce un fuggi fuggi generale e lui viene fermato durante una nottata.

Dopo un breve passaggio in Veneto, ritorna a Crotone, dove partecipa alla costruzione di una cellula del partito, e ci resta tra il giugno ’70 ed il febbraio del ’73, quando il clima crotonese diventa pesante a causa degli scontri con la mafia locale e la rottura con la famiglia.

Passa allora al centro nazionale del partito a Milano, seguendo Enzo Lo Giudice, dove – sempre poco ligio alla linea del partito – rimane fino al 1975, quando la fronda alimentata da Leonetti e dalla Fiorani (di cui Visconte faceva parte) spinge Brandirali alle dimissioni.

La base operaia, pur ridotta ai minimi termini, si avvicina a “Rosso” ed all’Autonomia Operaia di Negri, con i quali indicono una conferenza alla casa dello studente nel 1976, a cui partecipa un comitato di tendenza m-l (Addavenì), con l’obiettivo di costituire un coordinamento operaio, ma, a sorpresa, la loro base operaia, assai fabbrichista, si distacca dall’area autonoma, a loro avviso troppo spontaneista e fricchettona, per fondare “Operai contro”.

Il suo partito partecipa al movimento del ’77 con l’area autonoma, mentre la situazione diventa sempre più tesa dopo la manifestazione in cui muore il brigadiere Custrà, mentre la Statale gli viene preclusa dalle minacce fisiche del MLS. Dopo il convegno di Bologna si rendono conto che i gruppi armati avevano messo il movimento in un’alternativa del genere “o con noi o tornate a casa” ed è quello che si produce nel ’79, con lo scioglimento ufficiale di quel che resta del PC-m-l e la fine del giornale “La voce operaia”. Un paio di mesi dopo avviene la retata del 7 aprile, a cui sfuggono per un pelo.

Nel ’78 Visconte conosce i primi compagni del giro di “Collegamenti” – Domenico, Pasquale, Angelo ad altri – durante l’occupazione dell’UNIDAL (Motta-Alemagna), la cui mensa era stata aperta al quartiere.

Dopo il ’79 Visconte fa ritorno al privato, comincia a fare il medico per vivere, frequenta i giri più diversi, da situazionisti a terzomondisti, e solo tra l’84-85 decide di rimettersi in attività.

Ad un convegno in via Lario organizzato da “Collegamenti,” ritrova i compagni conosciuti nel ’78, che gli piacciono, conosce Cosimo (che si era già trasferito a Torino), e frequenta le riunioni di Via Scaldasole, in cui incontra Gianni, Roberto, Serena, Gabriella, Giovanni…

La cosa che più lo colpisce nella rivista – pur di area anarchica e classista – è la sua apertura a contributi, come il suo, che veniva da tutt’altra esperienza e che con gli anarchici non aveva mai avuto niente a che fare. Da allora (la seconda serie, “Collegamenti/Wobbly”) ha partecipato a tutte le sue vicissitudini ed alle varie serie che si sono succedute nel tempo. Lo attirava il fatto che fosse aperta ai movimenti ma anche che avesse uno sguardo internazionale, con traduzioni di autori poco noti in Italia. Una cosa che ai suoi occhi distingueva “Collegamenti” dagli altri gruppi autonomi era il rigore classista, che lo porterà ad interessarsi ai comunisti dei consigli e ad apprezzare un approccio di tipo autogestionario.

Lo interessano in particolare le riflessioni sull’Unione Sovietica e la Cina. Tra la fine degli anni 80 e l’inizio degli anni 90 il gruppo milanese comincia a sfaldarsi ed alcuni compagni si allontanano da una lettura classista, l’esplosione di queste tensioni portano la redazione da Milano a Torino e Visconte resta praticamente l’ultimo sopravvissuto della redazione milanese, che continua a lavorare alla rivista.

I problemi di salute lo tengono lontano tra il ’91 e il ’92. Guarda da lontano la “settimana dei bulloni” in cui vengono duramente contestati i dirigenti dei sindacati ufficiali ed in cui affondano le radici della nascita dei sindacati “alternativi”, la CUB in particolare. E Visconte resta piuttosto critico rispetto a questa svolta “sindacalista” di molti redattori torinesi.

Dopo il ’94 la rivista comincia una nuova serie, cambiando di formato e di periodicità, diventa più teorica, le riunioni si svolgono oramai a Torino, con un solo milanese: Visconte, che in quegli anni frequenta Paolo Giussani e lo spinge a scrivere un articolo pubblicato da “Collegamenti”. Viene organizzato un convegno sul post-fordismo, tema di un suo articolo.

Nella serie degli anni duemila si sente un po’ a disagio, sembrandogli che la rivista si indirizzasse a dei quadri sindacali di estrazione libertaria, cosa che gli resta un po’ ostica, ma non scoraggia la sua partecipazione. Negli ultimi anni diversi suoi articoli sono comparsi anche sul settimanale anarchico “Umanità Nova “. Infaticabile, dal 2017 collaborava con il Centro di documentazione contro la guerra di Milano (via Conchetta 18).

Per più di 20 anni “Collegamenti “ ha fatto parte della sua identità ed ha ancora partecipato all’ultima serie, in particolare con riflessioni sul sistema sanitario italiano, sull’economia di guerra, sugli scenari internazionali e sulle lotte nella logistica. 

La morte di sua figlia Angela ha reso più amari e difficili gli ultimi anni della sua vita.

Ci ha lasciati in questi ultimi giorni anche lui, il 29 maggio 2026.

Posted in compagni, La rivista.

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