Da “Collegamenti per l’organizzazione diretta di classe” n. 9/Primavera 2025 riportiamo questo contributo di Gianni e Nicole. La sezione è completata dalla scheda che gli dedica il “Dictionnaire biographique, mouvement ouvrier, mouvement social” e dall’articolo “Henri Simon e Collegamenti” di Cosimo Continued…
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Henri Simon era figlio di Pourlier Claire, nata il 24 dicembre 1890 e morta nel 1969 a Parigi (VIIe), insegnante di scuola elementare, e di Simon Maxime, nato l’11 maggio 1884 e morto nel 1969 a Rozay-en-Brie (Seine-et-Marne), falegname e carpentiere. Il suo ambiente familiare fu una delle ragioni del suo successivo impegno sociale. Il nonno paterno era un libero pensatore, certamente un massone. Il padre era socialista; ricoprì incarichi di responsabilità in associazioni locali e fu per breve tempo vicesindaco nel 1946. Quanto alla madre, era molto attiva a livello locale, ma rifiutava qualsiasi fedeltà politica. Come militante “individuale”, era molto coinvolta in tutte le forme di solidarietà locale, sia personali che collettive, raccogliendo vestiti e cibo per il campo repubblicano spagnolo nel 1936-1939, ad esempio, o tenendo corsi di alfabetizzazione gratuiti per gli immigrati agricoli polacchi o olandesi.
Dal n. 9 di
Il triennio che abbiamo alle spalle (2022-2024) è stato particolarmente impegnativo sul fronte sociale. Abbiamo subito un pesante ritorno di inflazione “da costi”, causata dal rincaro dei prezzi delle materie prime e dell’energia, conseguente al conflitto Russia-Ucraina. Su questa base si è innestata una ulteriore inflazione “da profitti”, generata dalla tendenza delle imprese ad aumentare i propri margini in misura più che proporzionale rispetto agli aumenti dei beni intermedi, oppure semplicemente approfittare della generale confusione per alzare il costo dei servizi prestati.
La Serbia sta vivendo attualmente il più grande movimento sociale della sua storia recente, o almeno dalla caduta di Milosevic nell’ottobre 2000. È iniziato in modo quasi aneddotico, in reazione al crollo, il 1° novembre, della tettoia esterna della stazione ferroviaria di Novi Sad, la principale città del sud del Paese, che ha causato la morte di quindici persone. Questo disastro è stato subito percepito dalla popolazione locale come un simbolo della corruzione generalizzata delle autorità serbe, poiché la stazione, situata sulla linea ad alta velocità che dovrà collegare Belgrado a Budapest, era stata appena rifatta dalla società cinese che sta costruendo la linea, e quindi c’erano state delle malversazioni nell’appalto. Gli abitanti si sono subito mobilitati per denunciare la corruzione. Dopo le prime manifestazioni a Novi Sad nel mese di novembre, il movimento si è esteso ad alcune università e scuole superiori di Belgrado nelle settimane successive. Le violenze commesse da individui anonimi, senza dubbio sbirri del governo, hanno radicalizzato il movimento, spingendo altri studenti a muoversi, e dall’inizio di dicembre decine di facoltà e istituti superiori erano occupati – oggi sono circa una sessantina.
1) Gli Stati Uniti stanno vivendo una grande
Stavamo già impaginando questo numero di “Collegamenti”
Tanto per cominciare la richiesta alle nazioni europee di aumento delle spese militari in ambito NATO era già stata fatta ai tempi della prima presidenza Trump, anzi ancora prima nel 2014 quando presidente era Obama. In tempi più recenti gli Stati Uniti, con la presidenza Biden, hanno approfittato dello scoppio della guerra in Ucraina per scaricare sugli “alleati” europei non solo i costi della guerra ma anche quelli delle forniture energetiche. Basta solo ricordare il sabotaggio del gasdotto Nord Stream, che trasportava il gas proveniente dalla Russia alla Germania, costringendo le nazioni europee a importare lo shale gas prodotto, soprattutto negli USA, con la tecnica del fracking che ha costi di produzione più elevati rispetto ai concorrenti , oltre a provocare enormi danni ambientali. Inoltre lo shale gas viene commercializzato in forma liquida, il che comporta ulteriori costi e problemi di logistica rispetto ai gasdotti e richiede la costruzione di rigassificatori. Conseguenza immediata di questo aumento dei costi energetici è stata la crisi del settore dell’automotive: in Germania la Volkswagen ha annunciato la chiusura di tre stabilimenti e una riduzione della capacità produttiva di oltre 700mila veicoli che comporterà il licenziamento di 35mila operai. In Italia Stellantis minaccia il licenziamento di 250 lavoratori alla Mirafiori di Torino invocando naturalmente nuovi ammortizzatori sociali da parte dello stato.
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