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ABOLIRE LA POLIZIA

La polizia, a parte difendere le classi dirigenti, svolge qualche funzione che possa essere considerata utile alla società ? Un interessante opuscolo realizzato dai movimenti USA ci permette di sviluppare l’argomento, particolarmente attuale in questa fase in cui la spirale repressiva si stringe sempre più con Decreti “Sicurezza” che si susseguono e disegni di legge volti a reprimere il movimento di protesta contro il genocidio palestinese

Da “Collegamenti per l’organizzazione di classe” n. 10 in fase di stampa riprendiamo questa recensione di Mauro De Agostini.

ABOLIRE LA POLIZIA, corso base. Messaggi per affrontare i dubbi, una fanzine collaborativa. V.o. POLICE ABOLITION 101 Messages when facing doubts, a collaborative zine. 4

questo opuscolo (48 p.) è gratuitamente scaricabile pronto per la stampa nella traduzione italiana di Antea Zamboni (1) oppure può essere reperito in libreria Police abolition. Corso di base sull’abolizione della polizia” a cura di Italo di Sabato, Momo, 2024 p.85 euro 13. A giudizio di chi scrive l’edizione in volume (che pure ha sicuramente l’indubbio merito di aver fatto conoscere a un pubblico più vasto questo testo) non aggiunge moltissimo all’opucolo base, tanto più che la versione a stampa non contiene una serie di aggiornamenti e attualizzazioni alla situazione italiana presenti nell’edizione online.

La parola d’ordine “defund the police “ (definanziare la polizia) è nata negli USA nel 2013 con il movimento “black lives matter “ e si contrappone al continuo aumento di risorse e potere delle forze dell’ordine negli USA. Il testo che prendiamo in esame è del 2021, precedente quindi all’attuale involuzione trumpiana che sta nettamente peggiorando la situazione dal punto di vista delle politiche repressive e della gestione dell’ordine pubblico.

L’opuscolo è frutto delle dinamiche dei movimenti USA e quindi l’analisi viene sviluppata essenzialmente dal punto di vista dell’oppressione su categorie marginalizzate, razzializzate e Lgbtq+ mentre la critica di classe e l’analisi del ruolo dello Stato come strumento di dominio appare abbastanza marginale e questo è un limite di non poco conto per chi legge “Collegamenti” Continued…

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Autonomia di classe e organizzazione rivoluzionaria. Riflessioni sull’operaismo italiano degli anni Settanta

Da “Collegamenti per l’organizzazione diretta di classe” (n. 10 inverno 2025/2026) riportiamo questo articolo di Marco Scavino, preceduto da una breve introduzione di Cosimo Scarinzi

(CS) L’articolo di Marco Scavino è una utile ricostruzione delle vicende della complessa corrente che va sotto il nome di operaismo italiano.

Ad una più completa compressione di quell’esperienza sarebbe utile tener conto dell’esistenza di un operaismo di segno libertario.

Vale la pena, a questo proposito, di leggere Francesco Schirone (a cura di), L’Utopia concreta. Azione libertaria e Proletari autonomi. Milano 1969-1973, Volume I, Zero in Condotta, Milano 2023 una raccolta di testi e documenti della componente libertaria dell’area dell’autonomia in particolare, ma non solo, milanese.

È importante tener conto del fatto che la stessa storia dell’operaismo non può prescindere da alcuni riferimenti alla sinistra antiburocratica ed eretica sviluppatasi all’estero e, in particolare, in Francia.

Segnaliamo, fra le altre, due importanti pubblicazioni.

Socialisme ou barbarie” (1949 – 1967) viene fondata da militanti di formazione trotskista ai quali se ne aggiungeranno nel tempo altri di formazione bordighista. Sviluppa una critica radicale dell’Unione Sovietica e dei paesi socialisti giudicati società caratterizzate dal capitalismo di stato e delle burocrazie del movimento operaio riprendendo temi che caratterizzano la corrente comunista dei consigli sviluppatasi in particolare in Germania negli anni ’20 del ‘900

Informations et correspondances ouvrières” (dal 1958 al 1960 Informations et liaisons ouvrières) esce dal 1960 al 1973. Nasce da una scissione di “Socialisme ou Barbarie “su posizioni consiliari. Grazie alle relazioni internazionali che la caratterizzano e, soprattutto, grazie allo sviluppo di un ciclo di lotte autonome delle lavoratrici e dei lavoratori è espressione di una sinistra anticapitalista ed antiburocratica radicale. Continued…

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LE DIFFERENZE DI RAZZA NASCONDONO LA DIFFERENZA DI CLASSE

Da “Collegamenti per l’organizzazione diretta di classe” (n. 10 inverno 2025/2026) riportiamo questa recensione di Visconte Grisi

 

ROSSO BANLIEUE: Etnografie della nuova composizione di classe nelle periferie francesi di Atanasio Bugliari Goggia, Ombre corte, 2022, euro 29,00

L’autore ha trascorso due anni nelle banlieues parigine integrandosi profondamente nella vita quotidiana dei banlieusard e nei collettivi politici. In questo modo vorrebbe mettere in luce l’importanza dell’inchiesta militante in questa fase in cui una nuova generazione entra sulla scena politica, anche in Italia, come testimoniano gli ultimi fatti dall’uccisione di Ramy in poi. Il libro dà ampio spazio alle testimonianze dirette degli abitanti delle banlieues e ai militanti dei collettivi sottolineando così l’importanza della storia orale per la piena comprensione della realtà.

Una realtà che è fatta di rivolte (émeute) contro la condizione miserabile della vita in banlieue, contro il lavoro precario, contro il controllo poliziesco. Una rivolta che viene definita dalle istituzioni come violenza urbana o opera di “casseurs des ghettos” ma che nasconde in realtà una violenta discriminazione di classe. Si tratta in definitiva di giovani, spesso giovanissimi, per lo più di origine immigrata, di seconda o terza generazione, sebbene in gran parte nati in Francia e quindi cittadini francesi, appartenenti a una specifica classe sociale sulla quale si sono testate le nuove forme di lavoro precarie e flessibili in entrata e uscita, segnate dall’incremento dei ritmi produttivi e dall’abbassamento delle tutele. In definitiva lavoro, territorio e povertà sono gli elementi che concorrono alla nascita di una classe sociale all’interno della banlieue parigina che è all’origine delle rivolte. Continued…

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Peppe Tassone ci lasciati

Il 20 novembre 2025, dopo una lunga malattia, è morto Peppe Tassone. Aveva 75 anni.

Peppe Tassone (fonte: Umanità Nova)

Aveva fondato e fatto parte del gruppo Kronstadt di Napoli. Nel 1973 il suo gruppo era uscito dalla Fai sulla base della piattaforma di Archinov, ma a differenza della maggioranza di questi gruppi, non si era tanto interessato alle forme che avrebbe dovuto prendere l’organizzazione degli anarchici ma piuttosto al loro radicamento sociale.

Questo approccio aveva avvicinato il Kronstadt a quei gruppi ed individui che si erano prima legati al CCRAP milanese ed in seguito avevano dato vita alla rivista Collegamenti per l’organizzazione diretta di classe.

Insieme a Peppe partecipava regolarmente anche Vittorio De Asmundis. Tanto ricco di humour napoletano il primo, quanto fermo sui principi e poco incline allo scherzo il secondo.

Ambedue detestavano il folclore legato all’immagine della “napoletanità” veicolato dai media nazionali ed assunto in modo rovesciato, negli anni ’70, dai gruppi di estrema sinistra e più particolarmente Lotta Continua. Continued…

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FAUSTO AMODEI: IL PRIMO CANTORE. Parte 1: dagli esordi ai morti di Reggio Emilia.

Da “Collegamenti per l’organizzazione diretta di classe” n. 10 (inverno 2025/2026) riproponiamo questo bell’articolo di Alessio Lega che ripercorre le prime fasi della vita artistica e militante di Fausto Amodei, recentemente scomparso. Una personalità complessa e umanissima le cui canzoni (come ricorda Alessio) “non sono mai state alla moda, dunque sempre state nuove, sempre interessanti” e molto possono insegnarci.

A metà dello scorso settembre moriva all’improvviso – mentre accompagnava la moglie Gabriella ad una visita medica – Fausto Amodei. Qualche acciacco inevitabile, dati i suoi 91 anni d’età, aveva incrinato solo negli ultimi mesi il suo leggendario buonumore, una sorta di vitalità data da una mente lucidissima, fervida, fertile. Ogni volta che gli si chiedeva “come stai?”, ti rispondeva con fin troppa immediatezza “bene!”, come a voler tagliare corto sui convenevoli e passare subito al punto… e poi forse era anche una scorciatoia dovuta all’understatement piemontese, per nascondere le malinconie che pure nelle sue rigorose canzoni s’intravede qui e lì.

Le domeniche che piove
guardi i vetri che si bagnano
e la goccia che si muove

e le gocce che ristagnano.
Qualcosa da aspettare 1959

Se mai c’è stato un emblema anche visivo di una certa torinesità, questi è proprio Fausto Amodei, con la sua inconfondibile silhouette, cristallizzatasi con l’età matura. Lo sguardo chiaro penetrante cilestrino ed a tratti un po’ perso nelle nuvole, quella barbetta senza baffi che lo rendeva un po’ conte di Cavour e un po’ folletto dei boschi, la gentilezza antica con la quale ha ricevuto – generazione dopo generazione – gli appassionati, gli studiosi, i coristi ed i cantanti che, per i più diversi motivi, finivano per confrontarsi con le sue opere. Le canzoni di Amodei non sono mai state alla moda, dunque sempre state nuove, sempre interessanti. A questi mai troppi e mai finiti ammiratori ed allievi – che oramai vanno dagli 80 ai 20 anni – Fausto ha sempre aperto la porta e con loro si è intrattenuto su temi musicali e politici. Chiarissima però era anche la barriera di vetro che metteva, che molto difficilmente e solo con una consuetudine di anni poteva essere superata. Non è un segreto per nessuno che l’ambiente della sinistra italiana – rivoluzionaria o riformista che sia – e quello della musica – di ricerca o di consumo – sia un luogo continuamente percorso da scissioni, litigi, rappacificamenti, veti incrociati e pettegolezzi dei più vari. Fausto che ha frequentato per una vita entrambi, in prima fila per valore ma defilato per indole, non si è mai (MAI) abbandonato ad una confidenza aggressiva nei confronti di qualcuno: interpellato da un ricercatore pettegolo come me sui motivi profondi di quel dato dissidio, sui contrasti interni a Cantacronache, sulla rottura che aveva contrapposto Liberovici a Leydi dopo un solo numero della rivista Nuovo Canzoniere Italiano, sulla polemica che alla fine degli anni Ottanta aveva lui stesso avuto con Ivan Della Mea, ecc. le risposte di Fausto erano sempre evasive (“non ricordo assolutamente nulla”) o al massimo confermative (“sì, mi pare che avessero bisticciato” e sottolineo la scelta del verbo “bisticciare”). Continued…

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LE DONNE AL CENTRO DELLA STORIA DELLE LOTTE SINDACALI NEGLI STATI UNITI

Da “Collegamenti per l’organizzazione di classe” n 10 in fase di stampa riportiamo questo articolo di EZIO BOERO

Join the CIO (I am a Union Woman) è una canzone del 1959 di Aunt Molly Jackson. Fu scritta in sostegno alla federazione sindacale statunitense CIO, Congress of Industrial Oganization. Una strofa dice: “Sono una donna del Sindacato. Coraggiosa come posso essere. Non mi piacciono i padroni. E non piaccio ai padroni. Unisciti al CIO”.

Qual è stato il ruolo delle donne nelle lotte sindacali degli USA?

United Auto Workers (UAW) sta chiedendo l’emissione di un francobollo che ricordi Walter Reuther. Presidente di UAW dal 1946 al 1970, tra i propugnatori della scissione del CIO dall’AFL negli anni Trenta e uno dei fautori del suo reingresso in senso moderato negli anni Cinquanta. Operaio alla Ford (anche, per 2 anni, assieme al fratello, nella fabbrica Ford in Unione Sovietica), simpatizzante comunista (cosa che ha sempre cercato di nascondere), poi socialista; infine anticomunista, repressore dei dissensi interni all’UAW negli anni ’50. Figura centrale di un caucus (una componente sindacale interna) che ha gestito quel Sindacato per 70 anni fino alla prigione comminata al gruppo dirigente per aver ricevuto tangenti da Marchionne dell’allora Chrysler.

Il francobollo, Reuther lo avrà con difficoltà, coi tempi che corrono oggi negli USA. Ma viene da domandarsi se e quali siano invece i ricordi pubblici in memoria delle tantissime donne statunitensi che si sono battute per conquistare condizioni di lavoro decenti, e non discriminate rispetto a quelle gli uomini, in una Nazione che ha una grande tradizione di repressione delle lotte sociali. Continued…

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Una LEVAtaccia per la gioventù tedesca (ed europea)

Da “Collegamenti per l’organizzazione di classe” n. 10 in fase di stampa riprendiamo questo contributo di A.

Nel mese di dicembre 2025 il Bundestag ha approvato la legge che ristabilisce il servizio militare in Germania. Questo provvedimento, a cui hanno lavorato congiuntamente SPD e CDU, si inserisce nel contesto della corsa al riarmo europeo, che ha visto la Germania aumentare la propria spesa militare già a partire dal 2022, con investimenti per più di 56 miliardi di dollari, poi cresciuti a 67 miliardi nel 2023, e giunti a 88 nel 2024.

Il cancelliere Merz, subito dopo il suo insediamento, aveva esplicitato pubblicamente la volontà di rafforzare ulteriormente l’esercito convenzionale tedesco, rendendolo possibilmente il più forte d’Europa, sia in termini di potenza militare che di uomini.

La legge appena varata è incentrata sulla volontarietà della leva militare, tuttavia non esclude affatto la possibilità, nel caso in cui le circostanze lo richiedessero, di ricorrere alla coscrizione obbligatoria. Per procedere in questo senso sarebbe comunque necessario il via libera del Bundestag e la preparazione di una legge apposita. Fatto sta che, a partire dal primo gennaio 2026, settecentomila giovani tedeschi nati nel 2008 riceveranno posta: una bella cartolina dell’Ufficio di reclutamento, attraverso la quale verranno caldamente invitati ad offrirsi come volontari nell’esercito patrio. I ragazzi saranno costretti a rispondere affermativamente o negativamente al suddetto invito [le lettere dall’ufficio leva stanno arrivando in questi giorni ndr] e avranno anche la possibilità di esprimere preferenze circa le forze in cui arruolarsi, qualora desiderassero farlo: aviazione, marina o esercito. Certo è che i giovani tedeschi sembrano non smaniare affatto dalla voglia di indossare una divisa militare. Continued…

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L’intelligenza artificiale sta per rubarci il lavoro?

Quale il ruolo dell’Intelligenza artificiale nel lavoro del futuro ? Dopo i precedenti interventi su “Collegamenti” n. 6 e n. 7,  Stefano Borroni Barale cerca di risolvere gli equivoci in questo nuovo numero della rivista (10/inverno 2025-2026)

In questi tre anni dal lancio di ChatGPT i techbro della Silicon Valley ci hanno stordito con dichiarazioni roboanti sull’intelligenza artificiale: a seconda dei momenti soluzione a tutti i nostri problemi oppure causa della nostra estinzione. Allo stesso modo, per quanto riguarda il lavoro, alternano visioni di abbondanza – grazie all’erogazione di un reddito di base universale da parte dello stato, non a spese loro – e scenari di disperazione con la sparizione di oltre il 50% dei posti di lavoro. Dove sta la verità?

Per provare a comprendere il presente, soprattutto rispetto alla tecnologia, è spesso utile studiarne e comprenderne l’evoluzione. L’intelligenza artificiale (Ai) non fa eccezione, anzi, è un caso emblematico.

Oggi, quando si vuole mettere a tacere chi solleva circostanziate obiezioni rispetto all’ultima ondata di “innovazione tecnologica” che minaccia i diritti dei lavoratori, quasi sempre lo si etichetta come “luddista”. Ma chi erano i luddisti? E cosa chiedevano, davvero? Continued…

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Il fascismo, veramente?

E’ appropriato utilizzare la categoria “fascismo” per definire le nuove forme di governi (come quello Meloni in Italia) e movimenti autoritari che si vanno diffondendo ?

Da “Collegamenti per l’organizzazione diretta di classe” n. 10 (inverno 2025/2026) riportiamo questo intervento di G. Soriano.

Possiamo oggi accontentarci di qualificare come fasciste tutte le forze politiche di estrema destra? E’ pertinente se vogliamo combatterle? (1)

Un termine generico

fonte: wikipedia

Quando Berlusconi era al potere in Italia, non era raro vederlo presentato come un fascista, con una camicia nera (2). Nel 1994 aveva creato, al Centro-Nord, il «Polo delle libertà» con la Lega Nord e, al Sud, il «Polo del buon governo» con Alleanza Nazionale, partito di origine neofascista; una parte della sinistra, e soprattutto dell’estrema sinistra, aveva allora gridato al ritorno del fascismo. Le proteste si intensificarono quando l’alleanza si stabilizzò nel 1996 con gli ex neofascisti ma senza la Lega. Il “fascismo” entrava al governo. Quando la Lega Nord – partito originariamente autonomista-indipendentista, ma diventato fortemente nazionalista con la leadership di Salvini – arrivò al potere, ci furono nuovamente persone di sinistra (e soprattutto di estrema sinistra) che denunciarono a gran voce il nuovo fascismo. Oggi è il partito Fratelli d’Italia (FdI) – erede dell’ex MSI (3)– che si suppone apra le porte al fascismo.

In Francia, è il partito di Jean-Marie Le Pen, fondato da ex membri dell’OAS, fascisti e nazisti, ed adesso il suo erede, il Rassemblement national (RN), a polarizzare l’attenzione degli antifascisti. Tuttavia, le modifiche ai programmi che accompagnano le diverse evoluzioni di queste formazioni non cambiano nulla della loro essenza neoliberista, conservatrice, «sovranista» e populista – con una patina sociale per il RN e FdI. Continued…

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Autunno 2025: una mobilitazione dalla natura complessa. Alcune riflessioni nel merito

Da “Collegamenti per l’organizzazione diretta di classe” n 10 in fase di stampa riportiamo questa analisi di Cosimo Scarinzi sugli scioperi di questo autunno.

 

L’energia accumulata nelle manifestazioni per la Palestina deve tradursi nel rimettere in discussione i rapporti di potere nei paesi capitalistici e in particolare nell’Italia di Meloni. Che sia questa la nostra maggiore preoccupazione. Per ottenere migliori condizioni di vita e di lavoro dei giovani intrappolati nella gig economy, dei freelance, dei precari della scuola e della sanità, dei salariati dell’industria, degli schiavi della raccolta pomodori o della logistica. Perché questo e non altro significa cambiare i rapporti di potere….. E qualora le energie di liberazione e di rivolta sprigionatesi nelle manifestazioni per la Palestina dovessero prendere la strada giusta, le cose potrebbero cambiare. Ma sul serio.

Inoltre, c’è un’altra considerazione da fare. La situazione a Gaza è complessa, la spinta ad appoggiare la causa palestinese può frammentarsi e dividersi. Potrebbe succedere il peggio del peggio e cioè che di tutta questa energia accumulata rimangano soltanto dei residui focalizzati sulla contrapposizione fisica. Mentre la sua grande forza è stata quella di essere un movimento pacifico e di massa. Perché sia di massa un movimento non può che essere pacifico, pur nella sua intransigenza. Così può contare sul piano dei rapporti di potere e non ridursi a pura testimonianza.”

Sergio Fontegher Bologna “Il Manifesto” del 20 ottobre 2025 nell’articolo “Per un futuro del movimento pro Palestina”.

La considerazione da cui partire è il fatto che NON siamo di fronte ai classici scioperi indetti dall’assieme o da parte dell’universo del sindacalismo di base ma a un’iniziativa che si colloca in un quadro, per molti versi, nuovo e a fronte di possibilità tutte da verificare.

La prima caratteristica specifica da tenere presente è la presenza di un movimento di massa che ha animato un numero notevolissimo di manifestazioni, presidi, assemblee, occupazioni di scuole ecc. e che ha coinvolto in primo luogo le giovani generazioni ma in larga misura settori di società civile.

Di conseguenza gli scioperi indetti dal sindacalismo di base e dalla CGIL in una relazioni abbastanza complicata fra di loro sono entrati in relazione con questa mobilitazione di massa, ne hanno colto i caratteri e hanno contribuito alla crescita e alla caratterizzazione del movimento stesso. Continued…

Posted in Finanziarie, Internazionale, Lavoro, mobilitazioni sindacali, Movimento operaio.

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