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Il fascismo, veramente?

E’ appropriato utilizzare la categoria “fascismo” per definire le nuove forme di governi (come quello Meloni in Italia) e movimenti autoritari che si vanno diffondendo ?

Da “Collegamenti per l’organizzazione diretta di classe” n. 10 (inverno 2026) riportiamo questo intervento di G. Soriano.

Possiamo oggi accontentarci di qualificare come fasciste tutte le forze politiche di estrema destra? E’ pertinente se vogliamo combatterle? (1)

Un termine generico

fonte: wikipedia

Quando Berlusconi era al potere in Italia, non era raro vederlo presentato come un fascista, con una camicia nera (2). Nel 1994 aveva creato, al Centro-Nord, il «Polo delle libertà» con la Lega Nord e, al Sud, il «Polo del buon governo» con Alleanza Nazionale, partito di origine neofascista; una parte della sinistra, e soprattutto dell’estrema sinistra, aveva allora gridato al ritorno del fascismo. Le proteste si intensificarono quando l’alleanza si stabilizzò nel 1996 con gli ex neofascisti ma senza la Lega. Il “fascismo” entrava al governo. Quando la Lega Nord – partito originariamente autonomista-indipendentista, ma diventato fortemente nazionalista con la leadership di Salvini – arrivò al potere, ci furono nuovamente persone di sinistra (e soprattutto di estrema sinistra) che denunciarono a gran voce il nuovo fascismo. Oggi è il partito Fratelli d’Italia (FdI) – erede dell’ex MSI (3)– che si suppone apra le porte al fascismo.

In Francia, è il partito di Jean-Marie Le Pen, fondato da ex membri dell’OAS, fascisti e nazisti, ed adesso il suo erede, il Rassemblement national (RN), a polarizzare l’attenzione degli antifascisti. Tuttavia, le modifiche ai programmi che accompagnano le diverse evoluzioni di queste formazioni non cambiano nulla della loro essenza neoliberista, conservatrice, «sovranista» e populista – con una patina sociale per il RN e FdI. Continued…

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Autunno 2025: una mobilitazione dalla natura complessa. Alcune riflessioni nel merito

Da “Collegamenti per l’organizzazione diretta di classe” n 10 in fase di stampa riportiamo questa analisi di Cosimo Scarinzi sugli scioperi di questo autunno.

 

L’energia accumulata nelle manifestazioni per la Palestina deve tradursi nel rimettere in discussione i rapporti di potere nei paesi capitalistici e in particolare nell’Italia di Meloni. Che sia questa la nostra maggiore preoccupazione. Per ottenere migliori condizioni di vita e di lavoro dei giovani intrappolati nella gig economy, dei freelance, dei precari della scuola e della sanità, dei salariati dell’industria, degli schiavi della raccolta pomodori o della logistica. Perché questo e non altro significa cambiare i rapporti di potere….. E qualora le energie di liberazione e di rivolta sprigionatesi nelle manifestazioni per la Palestina dovessero prendere la strada giusta, le cose potrebbero cambiare. Ma sul serio.

Inoltre, c’è un’altra considerazione da fare. La situazione a Gaza è complessa, la spinta ad appoggiare la causa palestinese può frammentarsi e dividersi. Potrebbe succedere il peggio del peggio e cioè che di tutta questa energia accumulata rimangano soltanto dei residui focalizzati sulla contrapposizione fisica. Mentre la sua grande forza è stata quella di essere un movimento pacifico e di massa. Perché sia di massa un movimento non può che essere pacifico, pur nella sua intransigenza. Così può contare sul piano dei rapporti di potere e non ridursi a pura testimonianza.”

Sergio Fontegher Bologna “Il Manifesto” del 20 ottobre 2025 nell’articolo “Per un futuro del movimento pro Palestina”.

La considerazione da cui partire è il fatto che NON siamo di fronte ai classici scioperi indetti dall’assieme o da parte dell’universo del sindacalismo di base ma a un’iniziativa che si colloca in un quadro, per molti versi, nuovo e a fronte di possibilità tutte da verificare.

La prima caratteristica specifica da tenere presente è la presenza di un movimento di massa che ha animato un numero notevolissimo di manifestazioni, presidi, assemblee, occupazioni di scuole ecc. e che ha coinvolto in primo luogo le giovani generazioni ma in larga misura settori di società civile.

Di conseguenza gli scioperi indetti dal sindacalismo di base e dalla CGIL in una relazioni abbastanza complicata fra di loro sono entrati in relazione con questa mobilitazione di massa, ne hanno colto i caratteri e hanno contribuito alla crescita e alla caratterizzazione del movimento stesso. Continued…

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“La fanteria vince le battaglie, la logistica vince le guerre”. L’esperienza di Ferrovieri contro la guerra

Da “Collegamenti per l’organizzazione diretta di classe” n 10 in fase di stampa riportiamo questo importante contributo sull’esperienza dei “Ferrovieri contro la guerra”

Nel corso dell’estate del 2024 i Ferrovieri contro la Guerra diffondono il primo numero del Bollettino omonimo. Sono passate poche settimane dall’annuncio dell’accordo tra Leonardo SpA e RFI, che punta ad intensificare e perfezionare la mobilità militare in “situazioni ordinarie e straordinarie” attraverso l’utilizzazione di infrastrutture “dual-use” (civile e militare), su binari e impianti sottoposti alla supervisione e al controllo di Leonardo tramite “tecniche avanzate di A.I.” e di uno dei “super computer più potent del settore aerospazio, difesa e sicurezza”. Cosa c’è dietro un annuncio del genere?

Appare evidente che non si tratta di un fulmine a ciel sereno, come molti lo intendono. L’accordo non ha una caratterizzazione nazionale, bensì rientra nella “Military Mobility” in atto nel continente europeo, inaugurata nel 2018 con l’”Action Plan”, e che ha subìto una forte accelerazione con la deflagrazione del conflitto in Ucraina. La necessità, per la Nato, di accelerare il trasporto di merci, mezzi e armamenti, truppe su rotaia richiede ingenti investimenti e urgenti provvedimenti.

Nel gennaio 2024 la Commissione Europea annuncia l’Action Plan on Military Mobility 2.0, ovvero l’attivazione di ulteriori 38 progetti di mobilità militare da aggiungersi a quelli già avviati per il trasporto di truppe sulla TEN-T (1) ovvero la rete transnazionale che attualmente comprende nove corridoi. Arriva un primo investimento di 807 milioni di euro, che salgono a 1,74 per 95 progetti. Si tratta di eliminare i cosiddetti “colli di bottiglia”, ovvero punti deboli delle linee dove le misure limitate, infrastrutture obsolete e armamento ferroviario non permettono il transito di treni militari pesanti e fuori sagoma. Ma non solo. C’è l’aspetto fondamentale della difesa delle tecnologie informatiche, sempre a rischio di cyber-attacchi. Continued…

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“Collegamenti” il n. 10 (inverno 2025/2026) in arrivo !

Un gradito dono per l’anno nuovo.

Il n. 10 di “Collegamenti per l’organizzazione diretta di classe” (inverno 2025/2026) è in preparazione e a breve sarà disponibile in formato pdf, cartaceo e (articolo per articolo)  su questo blog !

Per ricevere una copia (cartacea o pdf)  scrivere a collegamentiwobbly@gmail.com

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Ricordando Guido Barroero (dieci anni dopo)

Dieci anni fa ci lasciava Guido Barroero, una delle colonne portanti di “Collegamenti”, amministratore della rivista, gestore del sito, studioso di valore, militante instancabile.

Qui un ricordo pubblicato su “Collegamenti”   (gennaio 2016)

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SCIOPERO GENERALE DEL 28 NOVEMBRE 2025: PROSPETTIVE E PROBLEMI

Riportiamo alcune riflessioni sul tema di Cosimo Scarinzi

La considerazione da cui partire è il fatto che NON siamo difronte al classico sciopero indetto dall’assieme o da parte dell’universo del sindacalismo di base ma a un’iniziativa che si colloca in un quadro, per molti versi, nuovo e a fronte di possibilità tutte da verificare.
Abbiamo infatti alle spalle lo sciopero del 3 ottobre che ha visto assieme nell’indizione e in piazza il sindacalismo di base e la CGIL e, prima, lo sciopero a sostegno della popolazione di Gaza del 22 settembre indetto da CUB, USB e da altri sindacati.
Una novità, non l’unica né la principale ma da tenere presente, di quanto è avvenuto tra settembre e ottobre è la dialettica fra sindacalismo di base e la CGIL.
A settembre, infatti, la CGIL aveva scelto di andare in solitaria indicendo uno sciopero il 19 che, a causa della legislazione sullo sciopero, era solo per le categorie del settore privato con l’effetto di determinare tensioni interne e di assistere dall’esterno a una mobilitazione di straordinaria e imprevista ampiezza il 22 settembre.
Preso atto della situazione, la stessa CGIL ha accettato un indizione unitaria dello sciopero del 3 ottobre indetto, di fronte al blocco della Global Sumud Flotilla, con CUB e USB e con la Confederazione Cobas che si era aggiunto nel frattempo, un’obiettiva novità.
Ovviamente, chi scrive per triste privilegio dell’età e dell’esperienza non si caratterizza per eccessivo stupore ed entusiasmo di fronte alle svolte a sinistra della CGIL, che spiega, come è già avvenuto in passato, col fatto che, di fronte a un governo di destra, CGIL e CISL si collocano su posizioni opposte e la CGIL indurisce la sua posizione mentre la CISL si prosterna con la UIL che oscilla fra le due. Quanto questa deriva sia contingente o strutturale lo verificheremo col tempo, per ora questo è un dato di fatto da cui prendere le mosse.

Continued…

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Appunti sulla giornata di lotta del 22 settembre

Sulla giornata di mobilitazione del 22 settembre 2025 contro il genocidio a Gaza riportiamo queste riflessioni di Cosimo

Ritengo si debba partire da un dato quantitativo, più di 80 manifestazioni, alcune con decine di migliaia di partecipanti, altre con migliaia portano a una presenza in piazza in occasione dello sciopero di lunedì 22 settembre di centinaia di migliaia di persone.

Un dato ancora più significativo se si tiene conto del fatto che lo sciopero e l’assieme delle mobilitazioni sono stati costruiti in pochi giorni, che la CGIL ha organizzato come controfuoco uno sciopero e una serie di manifestazioni su temi simili per venerdì 19. Continued…

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Anche “Collegamenti ” alla BOAB Fiera del libro anarchico di Bologna, 5-7 settembre 2025

Ci saremo anche noi!

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ANARCOSINDALISMO IN GERMANIA (1892-1933)

Tra le recensioni pubblicate dall’ultimo numero di “Collegamenti per l’organizzazione diretta di classe” (n. 9/Primavera 2025) riportiamo questa scheda di Mauro De Agostini

È da poco uscito l’agile saggio di Hartmut Rübner “L’anarcosindacalismo in Germania. Affermazione, ascesa e declino (1892 – 1933), Malamente, p. 123, euro 15, che ripercorre vicende politiche e sindacali quasi sconosciute in Italia.

Durante il periodo delle leggi antisocialiste (1878-1890) il movimento sindacale tedesco si era dato una organizzazione decentrata per sfuggire alle persecuzioni. Dopo la fine della legislazione speciale una parte di organizzatori (i cosidetti “localisti”) si opposero al processo di centralizzazione sindacale sponsorizzato dal partito socialdemocratico (SPD). Questi contrasti obbligarono i “localisti” a riunirsi in una propria associazione nel 1897: la “Libera Unione dei sindacati tedeschi” (FvdG). Da rilevare che, in questa prima fase, la FvdG aveva un programma che ben poco si distingueva da quello socialdemocratico. Continued…

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Dietro le quinte della rivoluzione spagnola

Dal n. 9 di “Collegamenti per l’organizzazione diretta di classe” (Primavera 2025) una recensione di Diego Giachetti

Il libro di Paolo Bertetto, Morte dell’anarchico Durruti (Derive Approdi, Bologna 2024) nasce, per sua stessa ammissione, dalla combinazione tra una spy story e un romanzo storico. Vero e verosimile si uniscono in un lavoro di ricerca storica approfondita e circostanziata nella quale, accanto a personaggi inventati (ma possibili), si muovono quelli storici, riconoscibilissimi, ma rielaborati per sviscerare sentimenti, emozioni, paure e rovelli di coscienza, che l’arida analisi storica non sempre riesce a cogliere.

Nella guerra civile spagnola

Nel 1936 le formazioni di sinistra vincono le elezioni in Spagna. Una parte dell’esercito guidato dal generale Francisco Franco compie un colpo di stato e scatena la guerra civile. Il governo repubblicano è presieduto dal socialista Largo Caballero, il presidente della Repubblica, Azaña, è un autorevole politico della sinistra. In quel contesto le organizzazioni sindacali svolgono un ruolo essenziale. Organizzano il lavoro e la vita quotidiana, diventano il perno dello sviluppo delle attività sociali. Ogni sindacato costituisce milizie per la difesa della repubblica. Egualmente importante il ruolo dei partiti e dell’organizzazione anarchica. Le democrazie europee, guidate dalla Gran Bretagna, compresa la Francia del Fronte Popolare, si schierano per il non intervento, mentre Mussolini e Hitler inviano armi, navi, aerei e corpi di spedizioni in appoggio ai militari golpisti. L’Unione Sovietica invece interviene a difendere la Spagna repubblicana. Continued…

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